
mercoledì 30 settembre 2009
tortino salato con tonno e zucchine

martedì 29 settembre 2009
pane nostrum: il mio primo pane con il "criscito" ( ovviamente nel forno a legna!)
su forum e blog imperversano i lieviti naturali, pasta madre, lievito liquido.
ribalto una pagnotta per volta sulla pala e inforno per 55 minuti ( dopo la prima mezz'ora inverto le posizioni delle pagnotte, ruotandole pure, per farle cuocere in modo uniforme ).
lunedì 28 settembre 2009
salsiccia e crauti: ricetta sardo-bavarese di wella
a mia gentile richiesta wella, una leggiadra pulzella di sardegna andata in sposa ad un prode cavaliere teutonico, mi ha postato la sua versione sardo-bavarese dei famosi crauti con salsiccia.
- Mezzo cavolo cappuccio bianco. Qui li trovo abbastanza grandi. La meta' pesa circa 700g. In Sardegna sono in genere piu' piccoli forse puoi trovarne uno sui 700, 800 g.
- 1 cipolla grande o due piccole.
- 1/2 litro di brodo.
- 2 mele
- bacche di ginepro una manciata, facciamo 6. Meglio intere perche' ho il dubbio che aprendole diventino amare.
- 2 foglie di alloro piccole o una grande. L'alloro sardo ha foglie enormi rispetto a quello che si trova qui.
- Kümmelsamen. Sarebbero semi di cumino. Pero' ce ne sono di diversi, non so come indicarti quelli giusti, perche' somigliano molto al nostro finocchietto selvatico piuttosto che al cumino turco o indiano che si trova in genere nei negozi e che ha tutto un altro sapore.
- Olio d'oliva. (La ricetta originale prevede lardo e pancetta grassa che io non uso.)
- 2 cucchiaini di zucchero
- La ricetta originale prevede 2 cucchiai di aceto che io sostituisco con mezzo bicchiere di vernaccia di Oristano.
- sale e pepe.
Allora, io non metto la pancetta perche' preferisco le salsiccie. E proprio da loro inizio. Ci sta benissimo la salsiccia campidanese. Io infatti cerco quella che qui riesco a trovare che piu' le assomiglia. Mi piace la sua grana grossa. Ne compro abbastanza per 5 persone. Le faccio rosolare con olio d'oliva e le metto da parte, poi alla fine le uniro' ai crauti. Qui non trovo la salsiccia lunga ma tante piccoline. Vabbe' e' lo stesso.Ma, se hai la salsiccia col finocchietto incorporato, non mettere il cumino.
In una pentola alta, prepara il soffritto di cipolla e olio d'oliva. Aggiungi il cavolo tagliato a listarelle, mescola un po' alle cipolle e fai soffriggere il tutto. Aggiungi lo zucchero e le mele tagliate a dadini, fai rosolare ancora un po', aggiungi la vernaccia, fai evaporare e poi aggiungi il brodo a poco a poco. Non lasciar asciugare mai il fondo della pentola, e' un po' come un risotto se dovesse succedere aggiungi acqua. Aggiungi gli aromi, l'alloro, il ginepro, il cumino. Fai cuocere per circa 30 minuti. Dovrebbe risultare un po' al dente. Piu' lo fai cuocere piu' perde il colore. Ripensandoci forse l'aceto era previsto anche per mantenere il colore. Aggiusta di sale e pepe. Quasi pronto!!! Adesso aggiungi le salsicce fai cuocere ancora 5 minuti. Pronto!!!
La ricetta e' la stessa con i Sauerkraut quelli acidi, solo non si mette l'aceto ma un 250 ml di vino bianco, io userei ancora la vernaccia,e si unisce l'aglio. Cottura 45 min. circa fino a un ora."
le uniche variazioni da me apportate alla ricetta di wella sono state l'uso dell'aceto anzichè la vernaccia, che non avevo, e l'inserimento della salsiccia, quella sarda col finocchietto ( per cui niente cumino) in pentola a metà cottura dei crauti, perchè la preferisco ben cotta.
grazie della ricetta, wella!
venerdì 25 settembre 2009
giovedì 24 settembre 2009
credevo fosse l'ultima battuta di beppe grillo...
http://silvioperilnobel.sitonline.it/
... senza parole...
:-/
anzi, no: e pacciani santo subito!
che un contentino qui in Italia non lo si nega a nessuno
mercoledì 23 settembre 2009
riso con zucchine croccanti e scamorza

300 gr riso thaibonnet parboiled
1 spicchio d'aglio tritato finemente
1 zucchina media a cubetti
50 gr scamorza grattugiata grossa
1 pomodoro maturo, ma sodo, a cubetti
olio extravergine d'oliva
sale
basilico
lessare ben al dente il riso nell'acqua salata e scolarlo dopo averlo risciacquato accuratamente.
saltare in padella le verdure con un giro d'olio e il basilico, salarle, e portarle a cottura con qualche cucchiaio d'acqua, avendo cura che risultino ben sode .
a quel punto aggiungere il riso, farlo saltare con ancora qualche cucchiaio d'acqua calda, giusto il tempo che prenda sapore pur restando ben sgranato.
levare dal fuoco, lucidare con un altro giro d'olio, cospargere col formaggio, mescolare fino a farlo filare e servire immediatamente.
trucchetto: potete tenere il riso lessato e freddo in frigo o in freezer, pronto da saltare con le verdure all'ultimo momento ;-)
martedì 22 settembre 2009
pane alle noci, con uvetta e scorze d'arancia candite
eccovi perciò un altro pane semplice, rustico e saporitissimo, che la cottura nel forno a legna rende ancora più buono e profumato.
sabato 19 settembre 2009
fregula: i grattini all'uovo (ovvero, come sfruttare il calore del forno dopo aver sfornato il pane)

ieri ho cotto nel forno a legna prima l'arrosto di carne e poi il pane.
sfornato il pane, il forno era ancora caldissimo.
non avevo voglia di mettermi a impastare al volo un dolce, non avevo preparato alcuna focaccia ma quel forno caldo urlava"sprecona" alla mia anima ecologista ( o al braccino corto? mah...)
;-)
dopo aver tentato inutilmente di resistere al senso di colpa, mi si è accesa una lampadina.
ho rispolverato la ricetta dei grattini all'uovo preparati col robot, della mitica marble su cookaround. grattini che in terra di sardegna si chiamano fregula.
ricetta mega-mandrona e quindi pensata, si può dire, per me :-)
detto fatto, in meno di una manciata di minuti ecco pronta la pastina all'uovo per le minestrine della mia famiglia, da infornare per farla asciugare bene ( in sardo si dice turrai, tostare) e poterla conservare.
dosi: per ogni 100 gr di farina o semola : un uovo, un pizzico di sale.
mettere nella tazza del robot tutta la farina ( o semola) e il sale.
azionare il robot e mettere le uova sbattute leggermente con la forchetta. azionare finchè non si vedranno formare i grattini, in pochissino tempo. se la massa si dovesse aggregare eccessivamente aggiungere una spolverata di farina e tritare ancora un po'.
distribuire ora i grattini su un canovaccio e sgranarli ancora con le dita.
a quel punto si possono lasciare qualche ora ad asciugare sul canovaccio e si consumeranno in giornata, cotti qualche minuto nel brodo.
se invece si vogliono conservare è sufficiente disporli in una teglia ampia in strato sottile, infornarli a forno tiepido (spento, ma ancora caldo dopo aver cotto qualcos'altro ) finchè saranno asciugati molto bene. per una perfetta asciugatura, tirateli fuori dal forno ogni tanto, sgranateli con le dita e rigirateli.
fateli raffreddare ed eccoli pronti per finire in credenza, dentro un bel barattolo di vetro ben chiuso, dove dureranno mesi.
beh... dipende da quanto vi piacciono ;-)
la mia coscienza ( ma anche la mia dispensa) è ora molto più a posto ;-))))

p.s. naturalmente, come la mia nonnina centenaria mi ha insegnato, sono perfettamente in grado di produrre anche manualmente la fregula nella scivedda, il largo recipiente in terracotta dai bordi bassi, in cui si lavora la semola girandola e rigirandola ad libitum... roba che ti ritrovi coi bicipiti di rocky :-O
il canto della natura
http://milano.repubblica.it/infografica/1724436
la musica delle piante.
io l'ho trovato emozionante!
Quanto fa male il marketing della salute
riporto dal sito di tiscali.it
Quanto fa male il marketing della salute
di Gianfranco Domenighetti (www.lavoce.info)
Check-up, screening e test diagnostici di massa su persone asintomatiche finiscono spesso col sovrastimare l'incidenza di morbilità inconsistenti. Mentre alcune condizioni sono elevate a dignità di malattia per poter far ricadere i costi dei trattamenti sui sistemi sanitari. Il successo di queste strategie è favorito dalla complessità, incertezza e asimmetria informativa generalizzata che caratterizzano il mercato della sanità. Ma non si può più ignorare la necessità di ri-orientare i comportamenti e le risorse dai consumi inutili ai trattamenti efficaci.
I sistemi sanitari moderni soffrono di due grandi mali: il sotto-trattamento di alcune categorie di individui (le persone culturalmente e socialmente più deboli o sprovviste, come negli Usa, di coperture assicurative) e il sovra-trattamento di altre categorie (esposte al consumo di prestazioni di dubbia efficacia o destinate a essere trattate ancorché sane). La sostenibilità dei sistemi sanitari dipende dalla capacità di ri-orientare le risorse dai consumi inutili ai trattamenti efficaci.
Il dottor Knock e il trionfo della medicina - La tematica della medicalizzazione della vita e della società non è nuova ed è stata anticipata all'inizio del secolo scorso allorquando la genialità di Jules Romains fa dire al famoso dottor Knock che “i sani non sono altro che degli ammalati che non sanno di esserlo”. Più recentemente, un articolo apparso sull'autorevole British Medical Journal del 13 aprile 2002 ricordava, parafrasando il dottor Knock, “che si possono fare molti soldi se si riesce a convincere i sani che in realtà sono degli ammalati”. Ippocrate sta per essere a poco a poco soppiantato dal dottor Knock. Ed ecco come ciò sta avvenendo.L'estensione del dominio della medicina avviene su tre livelli. Il primo è quantitativo e riguarda l'aumento del numero di persone identificabili come “malate” . Ciò si verifica per effetto dell'abbassamento delle soglie oltre le quali viene considerata “patologica” una determinata condizione in relazione a specifici “fattori di rischio”: in particolare ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, eccetera. Ne consegue che milioni di persone passano dalla condizione di “soggettivamente sane” a quella di “oggettivamente malate”, diventando così suscettibili di un qualche trattamento sanitario, a causa della semplice modifica del concetto di “valore normale” di un dato parametro biologico. È importante sottolineare che la medicalizzazione dei fattori di rischio in prevenzione primaria sta significativamente modificando l'approccio terapeutico del medico, sempre più orientato al trattamento di “probabilità anonime”: quando si trattano persone in buona salute il risultato dell'intervento a livello individuale non è misurabile che sulla base di “endpoints” (per esempio, la riduzione del tasso di colesterolo) il più delle volte fallaci perché non permettono di identificare coloro (pochi) che ne hanno realmente tratto beneficio in termini di eventi acuti o di mortalità evitati.
Una società ammalata di un'epidemia di diagnosi - Un secondo livello è temporale e riguarda l'anticipazione di una diagnosi in soggetti asintomatici, tramite la promozione di check-up, test di diagnosi precoce e screening di efficacia dubbia, controversa o non solidamente dimostrata. Non a caso il New York Times del 2 gennaio 2007 ha affermato che oggi “ quello che ci fa ammalare è un'epidemia di diagnosi”. (1)Sorprende infatti la diffusa fiducia nei test di diagnosi precoce. Negli Usa, il 50 per cento delle donne prive di collo dell'utero, a seguito di isterectomia totale, continuano a sottoporsi al test per la diagnosi precoce del tumore al collo dell'utero; in molti paesi europei la situazione non è diversa. (2) Altri studi mostrano come il 60 per cento della popolazione sia perfino disposta a sottoporsi al test per la ricerca precoce del tumore al pancreas, purtroppo praticamente incurabile. Come pure che l'80 per cento delle donne italiane credono che il sottoporsi regolarmente alla mammografia eviti o riduca il rischio di ammalarsi di cancro al seno e non consenta semplicemente una diagnosi precoce e quindi un trattamento meno invasivo. (3)Il marketing industriale e mediatico ha indotto nel pubblico l'equazione “diagnosi precoce uguale guarigione assicurata”. In realtà check-up, screening e test diagnostici di massa su persone asintomatiche finiscono spesso col sovrastimare l'incidenza di morbilità “inconsistenti”, che non evolveranno mai nel corso della vita in vere e proprie patologie, o coll'anticipare la diagnosi di una malattia non modificabile in termini di sopravvivenza, compromettendo peraltro la serenità negli anni di vita residua.
La classificazione internazionale delle non malattie - Il terzo livello è qualitativo e riguarda l'attribuzione di stato di “malattia” a condizioni che fanno parte dei normali processi biologici. Non a caso il British Medical Journal ha pubblicato una “Classificazione internazionale delle non-malattie” che contiene oltre 200 condizioni considerate, a torto, malattie. Fra queste la menopausa, la fobia e l'apatia sociale, la ribellione adolescenziale, il colon spastico, la sindrome di fatica cronica, la cellulite, e cosìvia. Quando una data condizione è elevata a dignità di “malattia”, i costi dei trattamenti possono essere posti a carico dei sistemi sanitari, il che facilita l'espansione dei mercati delle tecnologie sanitarie. Le strategie si fondano da un lato su politiche di marketing e di comunicazione di regola aggressive e “non trasparenti” verso i prescrittori, i finanziatori, i regolatori nonché i pazienti-consumatori. E dall'altro su incentivi economici e professionali molto spesso perversi, in grado di generare conflitti di interessi e corruzione. Favoriscono il successo di queste strategie la complessità, l'incertezza e l'asimmetria informativa generalizzata che caratterizzano il “mercato” della sanità, il marketing mediatico dei rischi sanitari e il crescente mito dell'efficienza fisica, del benessere a tutti i costi, del rifiuto dell'invecchiamento biologico. Nell'industria farmaceutica, ad esempio, gli investimenti in marketing sono due volte più elevati di quelli destinati alla ricerca; solo il 2,4 per cento dei farmaci immessi sul mercato dal 1981 al 2008 rappresentano un vero importante progresso terapeutico, mentre l'80 per cento non sono che copie dell'esistente, ad eccezione del prezzo che di regola è triplicato.La costruzione sociale delle malattie sta per essere sostituita da quella industriale, il che avrà un impatto ancora maggiore sull'insicurezza individuale e sociale, sulla crescita della domanda e dei costi e, quindi, sulla sostenibilità dei sistemi sanitari “universali” come oggi li conosciamo. I responsabili di tali sistemi non possono ignorare la necessità di ri-orientare i comportamenti e le risorse dai consumi inutili ai trattamenti efficaci, riducendo così anche parte di quelle diseguaglianze che gravano sui consumatori meno informati e più deboli.
(1) http://www.nytimes.com/2007/01/02/health/02essa.html(2) Sirovich BE., Cervical cancer screening among women without a cervix, JAMA 2004; 291: 2990-2993.(3) Domenighetti G. et al., Women's perception of the benefits of mammography screening: population-based survey in four countries, Int J of Epid 2003; 32: 816-821.
18 settembre 2009
c'è poco da aggiungere alle sacrosante considerazioni di questo articolo, se non che ognuno ha il dovere di aumentare la propria consapevolezza.
meditate, gente, meditate!







